Musica delle origini

Musiciste più belle grazie alla chirurgia

La tecnologia sempre più moderna ed efficace applicata alle protesi ai glutei consente alle donne di sfoggiare un lato b sempre più in forma e prorompente, come dimostrano le tante musiciste e dive del mondo dello spettacolo che vi ricorrono spesso.

Rispetto al passato, anche quello recente (basti pensare agli anni ’60 e ’70), il mondo al femminile della scena musicale di oggi è un perfetto terreno di sperimentazione per mostrare una bellezza ancora più sofisticata e conturbante.

Non solo musica ma anche balli e coreografie

Le artiste di oggi sono delle vere e proprie performer: durante i loro concerti si assiste a degli show completi di balli, danze, coreografie e scenografie dal grande impatto visivo; una musicista deve quindi saper cantare ma anche ballare e mantenersi tonica per tutta la durata della sua carriera. Questo è sicuramente uno dei motivi che spingono molte donne a ricorrere alle protesi glutei, grazie alle quali possono essere ancora più belle.

Tante di loro possono giovarsi delle tecniche di chirurgia ormai giunte a livelli di efficienza mai visti prima: interventi non invasivi, nessuna controindicazione, possibilità di rigetto ridotte al minimo, protesi glutei ergonomiche e realizzate con materiali di alta qualità per dare risultati naturali. È infatti compito degli specialisti di questo settore quello di progettare supporti estetici che simulano la tonificazione muscolare, come se i glutei fossero stati sottoposti a un allenamento intenso.

I lati b più famosi al mondo

Quali sono dunque i lati b ritoccati più famosi? Senza dubbio il nome più gettonato è quello di Kim Kardashian, una star americana che si è cimentata praticamente in ogni forma di intrattenimento, dalla musica al cinema, dagli show televisivi all’alta moda. Il suo noto fondoschiena è frutto di una serie di interventi sempre più sofisticati.

L’altro nome conosciuto, ma forse meno ai più anziani, è quello della rapper originaria della Repubblica di Trinidad e Tobago, Nicki Minaj, in grado di sfoggiare oggi un lato b effettivamente davvero sporgente: un aspetto seducente che, sommato al suo talento musicale, ha contribuito a creare un mix esplosivo a cui non si può rimanere indifferenti.

Periodi musicali classici

Come ogni ambito culturale della nostra storia, anche la musica classica ha attraversato numerosi fasi e correnti, che possiamo riassumere principalmente in tre periodi: il Barocco, il Classicismo e il Romanticismo.

Il Barocco

Per convenzione, l’epoca del Barocco ha inizio nel 1600 e termine nel 1750: si tratta di un momento di grande innovazione per l’Europa, con la nascita dell’opera e lo sviluppo della musica strumentale, una straordinaria fioritura di talenti tra cui spiccano Johann Sebastian Bach e Georg Friedrich Händel.

Saranno loro a compendiare efficacemente tutte le mode musicali del periodo, sebbene con fortune ben diverse: mentre Händel troverà il consenso del pubblico, quasi come una vera star dei giorni nostri, Bach resterà più nell’ombra, anche per via del suo genio conservatore. Troverà un successo postumo a quasi 80 anni dalla sua morte.

Il Classicismo e il Romanticismo

A partire dal 1750, sino al 1820, ha inizio il periodo del Classicismo, incarnato dal suo artista più noto, Wolfgang Amadeus Mozart. Enfant prodige, genio sin dalla tenera età, Mozart suonerà presso le corti di tutta Europa e segnerà un’epoca intera, diventando un punto di riferimento per chiunque vorrà cimentarsi nella composizione musicale.

Di qualche anno più giovane, Ludwig van Beethoven inizia a farsi strada con le sue sonate e le sue sinfonie, definendo uno stile più intenso e appassionato che aprirà le porte al Romanticismo.

Il Romanticismo

La corrente del Romanticismo ha inizio nel 1815 e prende forma dalla natura e dal nazionalismo: i suoi maggiori esponenti sono Robert Schumann, Richard Strauss, Fryderyk Chopin, Johannes Brahms, Niccolò Paganini, Franz Schubert, George Bizet e Franz Liszt.

Menzione d’onore per Richard Wagner, inventore del dramma musicale: con lui il romanticismo toccherà le vette più alte, grazie a una straordinaria e innovativa combinazione di musica, arte, teatro e poesia.

Nascita della musica classica

Con lo sviluppo della società moderna, la nascita delle lingue volgari e il miglioramento delle condizioni di vita al termine dell’Alto Medioevo, l’evoluzione culturale ha portato dei cambiamenti anche in ambito musicale. È intorno al 1100 d.C. che risalgono le prime testimonianze della canzone profana volgare, slegata dall’ambito religioso e molto più “popolare”: i suoi protagonisti non sono più monaci e benedettini, ma persone del popolo, come giullari, trovatori, menestrelli e saltimbanchi.

Ciò non ha arrestato il parallelo percorso della musica cosiddetta colta, per capirci quella degli aristocratici: impossibile non citare la fioritura di nuovi strumenti e lo sviluppo dell’industria relativa durante e dopo il Rinascimento; è grazie ai liutai che il linguaggio musicale si fa sempre più ricco, con l’introduzione di tecniche quali la polifonia (canto a più voci) e il contrappunto (a ogni nota di una melodia ne corrisponde un’altra). Contemporaneamente, gli artisti iniziano a godere di più libertà di sperimentazione, restando in bilico tra l’afflato religioso e l’istinto.

La musica colta europea

Definire la musica classica è un vizio di forma, in quanto è un’etichetta data a posteriori dopo la recente nascita dell’industria musicale, la quale ha creato a sua volta la necessità di ordinare i cataloghi in generi per una fruizione più semplice e intuitiva. Difficile però negare che oggi sia di uso comune intendere per musica classica tutte quelle opere del passato che si presentano suonate da orchestre.

Possiamo comunque affermare che, per musica classica, ci riferiamo all’insieme di stili e forme musicali nate intorno al 1500 e giunte fino a noi.

Classica per chi?

Come abbiamo appena visto, i confini che delimitano la musica classica non sono netti, né a livello temporale che stilistico, pertanto è solo una definizione assegnata dai posteri e ormai usata per convenzione. Il termine “classico” rischia infatti di essere fuorviante: ciò che oggi a noi appare come decisamente “classico e tradizionale”, in realtà non è detto lo fosse per chi viveva al tempo della sua composizione. E ciò è ancor più verso se pensiamo che anche la musica colta contemporanea viene a volte inserita in tale genere.

La prima volta che troviamo un riferimento scritto alla musica classica risale all’inizio del secolo XIX: si vuole glorificare l’epoca d’oro della musica colta europea canonizzandone i periodi di Bach, Mozart e Beethoven.

Musica: quando tutto ebbe inizio

La musica è una parte fondamentale delle nostre vite, spesso la colonna sonora dei nostri ricordi, dei nostri eventi più importanti – belli o brutti che siano. A tante canzoni o a motivetti associamo i momenti cruciali che ci hanno reso quello che siamo. Per tanti la musica è anche un modo di viaggiare, proprio come lo è la letteratura: una via per vivere altre vite, altre storie, per immedesimarsi e sentirsi meno soli. La musica è infine uno strumento educativo di cui solo recentemente stiamo scoprendo tutto il potenziale.

Siamo ormai abituati da quasi un secolo a parlare di generi musicali, ma la storia della musica ha inizio ben prima che si cominciasse a inquadrarne le strade. Essa proviene da una sfera più antica e autentica, da riti tribali e religiosi, da ritmi e rumori primordiali utilizzati per veicolare un’ampia varietà di messaggi.

Ha senso parlare di storia della musica?

La musica ha un vero inizio? Non abbiamo una risposta certa a questa domanda sulla sua storia, ma possiamo provare a formulare alcune ipotesi. Innanzitutto, va detto che l’udito è uno dei sensi più importanti, grazie al quale possiamo comunicare e metterci in salvo da eventuali pericoli; in secondo luogo, abbiamo conoscenza di alcune incisioni risalenti a 20 mila anni fa: le prime sembrano mostrare delle attività musicali la danza, le seconde raffigurano uno strumento ad arco.

Il suono della natura

Molto dipende da cosa intendiamo per musica: la natura ha un’ampia gamma di suoni che ogni giorno raggiungono le nostre orecchie: la pioggia che batte, il vento che sibila, i tuoni che esplodono in lontananza, l’andirivieni del mare e l’infrangersi delle onde; poi ci sono i suoni degli esseri viventi. Ci sono i versi degli animali, il nostro respiro, il misterioso battito del nostro cuore.

Insomma, è difficile pensare che la musica sia nata d’improvviso, perché forse è sempre stata “dentro” il mondo. Immaginiamo di essere uno dei nostri antichi progenitori, di trovarci all’entrata di una caverna, il buio di fronte a noi, e di cacciare un urlo; l’eco prodotta è mistica, religiosa, musicale.

Il suono dei popoli antichi

Difatti, i popoli antichi hanno interpretato il suono come energia: i Babilonesi l’hanno codificato nelle loro scoperte astronomiche e matematiche, gli antichi Greci l’hanno reso alla stregua della poesia, perché pensavano che avesse effetto sia sulla mente razionale che sull’anima; per Platone era chiaro il ruolo fondamentale della musica nell’educazione morale e civile del suo popolo.

Diverso il discorso per i Romani, attratti per lo più dal senso ludico del ritmo: così la musica accompagnava le esibizioni teatrali e militari per aumentare l’appagamento di tutti i sensi. Fu poi il Cristianesimo a riportare la musica verso la sua interpretazione più mistica, con i famosi canti gregoriani che permettevano ai fedeli di avvicinarsi ancora di più a Dio.